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Chi sono

Chi sono

È una storia attuale, che continua ancora oggi, ma che inizia lontano, quasi cent’anni fa. Per la precisione, nel 1925, il 9 giugno.

Tutto cominciò quando nonno Ivo e nonna Giuseppina diedero alla luce Diva, mia madre. La loro casa era in campagna, in provincia di Pisa. La loro dimensione stava tutta in un mulino, quello di nonno Ivo, e spaziava fra il peso pubblico, un pastificio e i grandi sogni che animavano il padre di mia madre. Sogni che erano più che sogni, tanto da diventare realtà. Nonno Ivo si trasferì a Roma, e aprì una pasticceria. Farina, uova, zucchero, amore per le cose buone: nascevano così le sue famose crostate, i bigné, le ciambelle.

Fino adesso sembra una storia come le altre, ma non lo è. Perché questa storia racconta della gente che si lascia incantare dai profumi, che si fa tentare da deliziosi pasticcini, e di affari che iniziano ad ingranare, fino a confermare che i sogni possono diventare realtà. Fino a quando è la Storia, quella con la S maiuscola, a mettersi di mezzo. La situazione in Italia diventa critica: il regime fascista impone una guerra assurda e sbagliata, le risorse alimentari scarseggiano.

Nonno Ivo non si lasciò intimorire: raccolse inventiva, creatività e tecnica per continuare a dare vita ai suoi dolci, e ai suoi sogni, con i pochi ingredienti disponibili. Tenne duro, e quando la Guerra finì, tornò a respirare, e ad impastare e deliziare i palati dei suoi clienti. A volte le storie, quelle che nascono nel piccolo, sanno essere anche più forti della Storia con la S maiuscola. Sanno stupire, proprio come fece mio nonno, che nel quartiere Esquilino, accanto ad un fornaio, Giuseppe, Nonno Ivo decise di aprire una seconda pasticceria.

Che storia sarebbe, però, se non ci fosse amore? Un amore nato per caso, magari: come quello che ad esempio può contagiare il figlio di un fornaio, che casualmente incontra la figlia del pasticcere, il quale ha appena aperto il suo negozio vicino alla bottega. Un esempio non a caso, dato che fu così che andò. Il figlio di Giuseppe si chiamava Giorgio, e con Diva, fu subito amore. Proprio laggiù comincia in un certo senso il mio viaggio in questo mondo, nel quartiere Esquilino, a Roma, dove mio nonno era arrivato, partendo da Pisa. Tre figli e undici anni dopo quell’incontro, infatti, da quell’amore nacqui io.

Ricordo l’infanzia e l’adolescenza come una linea retta e veloce, quasi inafferrabile. Ed è qui che questa storia comincia a raccontare di un mondo un po’ stretto, alla ricerca di un’identità – la mia – che sapesse farmi sentire realizzato, saziando la mia voglia di imparare.

Là dove però c’è costrizione, a volte è il fato a far tutto per noi. Un po’ come per nonno Ivo e della sua curiosità che lo portò lontano da casa, fu il caso a portare mia sorella a innamorarsi di un gelataio, Giovanni. Fu lui a cominciare a instillarmi l’idea, forse, di avere una gelateria tutta mia, dato che nel 1978 aprì la sua. Ricordo che quell’anno Roma era bella più del solito, c’era fermento nell’aria, l’estate era alle porte: andavo spesso a trovarlo, e con Giovanni parlavo di tutto, sempre mangiando un buon gelato. Fu così che mi appassionai al suo lavoro.
Qualcosa in me cambiò, portandomi a fare un salto nel buio.

Fu così che questa storia racconta anche di quella sana incoscienza che risulta essere un misto di coraggio e visione. Lasciai l’attività paterna per andare incontro all’ignoto, iniziando a lavorare proprio con quello che sarebbe diventato mio cognato, Giovanni.

Non era solo il mio lavoro a esser cambiato. Qualche anno dopo incontrai anche quella che sarebbe diventata mia moglie: Manuela. Era una cliente di Giovanni, di cui mi innamorai. Fu un po’ come capitò fra mio padre e mia madre: un’unione nata dal caso.

Gli anni passarono. Erano gli anni ’90 quando io e Manuela decidemmo di aprire un’attività in proprio.

In questo punto la storia diventa più cupa: all’inizio gli affari non andavano particolarmente bene. E la colpa era solo e soltanto mia.
Sapevo che il gelato che producevamo era di qualità mediocre. Dove c’è però difficoltà, può nascere una reazione. È ciò che racconta ogni storia che da cupa diventa insegnamento, si fa esperienza, lascia qualcosa di prezioso.

Non mi arresi: non raggiungevo i risultati che volevo ma, al contempo, sapevo che quella professione, il gelataio, era l’unica che avrei potuto svolgere per esser coerente con ciò che ero. Per questo sapevo, più di ogni cosa, che il mio gelato poteva essere migliore di così.

E allora, ricordi, colpi di scena, intrecci con i grandi avvenimenti e piccoli amori che diventano grandi, tutto si unisce in una parola sola, che contraddistingue la storia che vi sto raccontando: passione.
Passione come amore incrollabile, che porta a vivere una sfida guidata dalla tenacia, che fa superare tre anni di prove, ricerca e tentativi. Di studio e di tempo che non basta mai, e che non si sa se restituirà mai qualcosa.

Una storia che fa diventare passione le cose più semplici, come schiarire le uova, aggiungere il marsala allo zucchero, di come il fuoco lento accarezza il composto fino all’ebollizione. Una storia in cui il latte, la panna e pochi altri ingredienti pesati con cura hanno dato vita a qualcosa di unico.

Questa è la storia di come è nato il “mio” gelato perfetto. Di come io, finalmente, sia riuscito a sentirmi un gelatiere professionale.

La storia di come ho saputo “ritrovarmi” senza essermi perso, anche grazie a Manuela, mia moglie, la mamma di mia figlia Martina, nata nel 2002, e da cui è arrivata una nuova incredibile scarica di energia, una nuova visione del mondo. La spinta giusta che forse stavamo attendendo, da sempre.

Questa è la storia di come mi sono ritrovato, come nonno Ivo, a inaugurare il “mio” piccolo regno: la mia gelateria, la prima totalmente naturale, con oltre 100 gusti.

Così questa storia diventa una storia di successo: grazie all’energia che abbiamo dedicato alla produzione, cominciamo a mietere i primi successi, ad arrivare i riconoscimenti, i premi e addirittura le interviste sulle riviste gourmet e di settore.

Una storia di ricordi, di famiglia, di coraggio e incoscienza, di esperienza e di passione, di amore e di visione: questa è la mia storia, che ancora non è finita, dove il finale è ancora da scrivere, dove – speriamo – il meglio deve ancora venire. Dove gli ingredienti, la freschezza e la qualità fanno un ulteriore salto in avanti, per rendere tangibile, fatto di sapori ed emozione un percorso che è cominciato nel 1925 e arriva fino qui, oggi, a Roma.

Sono stato fortunato ad arrivare da questo percorso, da esperienze che oggi mi fanno pensare che la mia non è la storia in cui tutto sembra essere scontato, o dovuto. La mia è una storia vera, concreta, che probabilmente potrete trovare solo assaporando il piacere di tuffarvi nei ricordi.

Qui niente è inventato, qui tutto è vero. Come il mio gelato, come i suoi ingredienti, come la passione che ci muove a pensarlo così.

Questa, davvero, è tutta un’altra storia.

Tutta un’altra storia

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Materie prime

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Sperimentazioni

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GIOCARE, SPERIMENTARE, STUPIRE

Giocare con i sapori e con gli abbinamenti è ciò che amo fare. Essere creativo, per me, significa questo: sperimentare divertendomi. In ogni processo creativo servono conoscenze specifiche che si nutrono della passione e danno vita a piccole magie in grado di stupire e sorprendere.

IL GELATO INCONTRA L’ALTA GASTRONOMIA

Accostamenti intriganti, nuove gradazioni di sapori, sperimentazioni raffinate e insolite. Se stai pensando “Chi l’ha detto che il gelato dev’esser solo dolce?” sono felice, perché è proprio quello che credo anche io. Il gelato salato può esser consumato da solo, per esaltarne il gusto e la purezza, o in abbinamento ad altre portate, per dar vita a sapori innovativi.

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